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E-commerce
L'era del commercio elettronico
Nel 1997 le
prime 500 imprese internazionali che componevano la famosa
classifica della rivista "fortune" controllavano il 25%
della produzione mondiale e il 70% del commercio
internazionale, impiegando lo 0,5% della popolazione
mondiale.
Se questa è la fotografia del commercio reale, ovvero, una
concentrazione spinta nei principali settori di crescita, è
sorprendente notare che un fenomeno simile si ripropone nel
mondo virtuale.
Relativamente pochi attori catalizzano la ricchezza
derivante dal commercio virtuale.
Le proiezioni sulla crescita del commercio elettronico sono
note, nonché, alquanto divergenti: dala più pessimistica
alla più ottimistica il rapporto è di 1 a 10.
Nonostante le difformità dei pronostici risulta chiaro che è
in atto un'accelerazione del fenomeno del commercio
elettronico ed occorre giocare le proprie carte nella
partita vistuale.
Non solo le istituzioni private ma anche quelle pubbliche si
muovono velocemente in questo senso anche se si deve
osservare che l'obbiettivo di queste ultime è differente:
elevare il livello di servizio offerto ai cittadini, nonché
ottenere una riduzione dei costi attraverso l'impiego di
nuove tecnologie. Significativa é l'esperienza del governo
inglese, che nel novembre 1996 ha lanciato il servizio
"Direct Access Government", un sito internet realizzato per
aiutare i cittadini a risolvere tutti i problemi inerenti
alla denuncia dei redditi. Lo stesso vale per la Svezia che
con la "National Swedish Tax Board" ha creato oltre 2500
database accessibili via internet attraverso i quali si è
potuta distribuire l'informazione con un notevole risparmio
di carta.
Anche in Italia è in corso una revisione della Pubblica
Amministrazione, secondo quanto previsto dal piano triennale
1999-2001, che offre alle strutture pubbliche l'opportunità
di riorganizzarsi ed adottare tecnologie innovative.
L'era virtuale non è quindi agli albori ma vive ormai una
fase di sviluppo vertiginoso sia in ambito pubblico che
privato, determinando la necessità di operare scelte ed
investimenti significativi al fine di supportare il
commercio elettronico.
Tanto per dare qualche numero circa gli investimenti, la
società di consulenza Giga stima che a livello mondiale, nei
prossimi 5 anni, le aziende spenderanno più di 200 miliardi
di dollari per incrementare la presenza del commercio
elettronico. |
Commercio elettronico: la catena del valore
Entrare a pieno
titolo nel mercato elettronico significa affrontare
problematiche classiche di un qualsiasi nuovo mercato,
ovvero, identificare le variabili del marketing (Prezzo,
Prodotto, Pubblicità, Canali di distribuzione), nonché,
avere a disposizione una infrastruttura che supporti il
mercato elettronico.
Focalizzeremo la nostra attenzione su questo secondo aspetto
del problema in quanto critico per molte aziende il cui
business non sia la tecnologia.
L'infrastruttura di commercio elettronico richiede
investimenti in tecnologia nonchè in competenze necessarie
alla sua gestione, prerequisiti, questi ultimi, che
rappresentano per le aziende un fattore di inibizione
all'accesso al "Gold market".
Molte società, infatti, pur conoscendo bene il proprio core
business, sono reticenti ad accedere alle nuove opportunità
offerte dal commercio elettronico in ragione della
complessità che intravedono nella costituzione e gestione
della infrastruttura tecnologica necessaria a supportare il
nuovo mercato elettronico.
Anticipiamo una conclusione: non è necessario investire in
infrastrutture e competenze in-house per accedere alle
opportunità del nuovo mercato, poiché sono disponibili sul
mercato soluzioni complete che svincolano le aziende dagli
oneri tecnologici.
Partiamo con un'analisi degli attori in gioco per passare
successivamente ad illustrare una soluzione completa di
commercio elettronico.
La catena del valore del commercio elettronico coinvolge
oltre a chi vende (il merchant) e chi acquista (il Cliente)
anche una serie di attori necessari alla realizzazione del
commercio in rete, ovvero: il soggetto che sviluppa i
contenuti (la vetrina elettronica), l'internet Provider (che
offre la connessione ad internet), il soggetto che supporta
la gestione on-line delle transazioni (incluso il
pagamento), ed infine, il soggetto che si fa carico della
consegna della merce acquistata (nel caso in cui si tratti
di beni tangibili).
In questo scenario in cui ciascun attore classicamente
interviene nell'ambito della sua fase di competenza, può
essere disegnato il ruolo del Commerce Service Provider (CSP),
cioè del soggetto che gestisce la complessità
dell'architettura, attraverso, servizi offerti direttamente
o attraverso business partner scelti, e che costituisce
quindi una interfaccia unica per la società (Merchant) che
si presenta sul mercato elettronico.
Per un operatore di Telecomunicazioni rivestire il ruolo di
CSP significa sottoscrivere accordi con business partner
operanti nei settori:
Come anticipato si deve
osservare che esistono sul mercato soluzioni complete che
consentono alle aziende di utilizzare infrastrutture e
soluzioni applicative del CSP in modo del tutto trasparente
per i Clienti di tali soluzioni.
Tali soluzioni sono rivolte a tutte quelle società che
vogliono evitare "peripezie" tecnologiche e preferiscono
focalizzarsi sul proprio core business allineando i propri
investimenti in ragione dell'effettiva dimensione o
redditività del mercato elettronico. |
Una soluzione di commercio elettronico.
Un'architettura
ed una soluzione per la fornitura dei servizi di commercio
elettronico è quella proposta da Telecom Italia. Tutte le
infrastrutture hardware e software utilizzate per erogare i
servizi di commercio elettronico possono essere ospitate
presso Telecom Italia (Server Farm). In particolare alcuni
sistemi di servizio ospitati presso Telecom Italia (Server
farm) sono:
- i sistemi dove
sono ubicate le vetrine/cataloghi del Società
che vende (Merchant);
- il Gateway
bancario (per verificare la validità di una
carta di credito, o la disponibilità della somma
che il Cliente intende pagare);
- i server per
la gestione delle transazioni (che registrano
informazioni sugli ordini);
- i sistemi di
protezione per la rilevazione di attacchi al
servizio nonché tutti i sistemi di messaggistica
e gestione dell'ambiente protetto Server Farm;
- i sistemi per
la certificazione e la firma digitale.
La società che vende e i
Clienti che acquistano possono quindi vendere o acquistare
attraverso un semplice accesso ad internet. Tutto il resto (hw,
sw, e processi) è gestito da Telecom Italia.
La società che vende, la cui vetrina/catalogo è ubicata
presso i server di telecom Italia, deve essere semplicemente
dotata di un collegamento ad internet per accedere al
sistema di gestione delle transazioni ed acquisire
informazioni sugli ordini.
I clienti acquisiti o potenziali di detta Società potranno
accedere attraverso internet alle vetrine/cataloghi ed
acquistare i prodotti in rete.
Dal punto di vista tecnologico l'erogazione di servizi di
commercio elettronico prevede un'offerta basata su una
piattaforma che per ragioni di flessibilità è strutturata
nella componente di Back-office e Front-office.
La componente di Back-office (installata presso il Commerce
Service Provider) è in grado di interfacciare in modo sicuro
molteplici piattaforme di front-office (utilizzate dalla
Società che vende e degli acquirenti).
La piattaforma di riferimento è Transact di Open market, tra
le società che la hanno adottata si registrano, oltre a
telecom Italia, AT&T, British Telecom, France telecom ed NTT. |
Sicurezza dei dati e delle transizioni: il
ruolo del certificatore
Per evitare possibili frodi sono stati introdotti ormai da
tempo i certificati digitali che consentono di verificare
l'identità dei soggetti che operano in rete nonché di
garantire l'integrità dei dati trasmessi. Il certificato
digitale è una sorta di carta di identità digitale emessa e
resa pubblica da una terza parte fidata, detta Certificatore.
Con un certificato digitale il Certificatore garantisce la
corrispondenza tra un soggetto e determinate informazioni di
sicurezza a questi associate.
Se un soggetto è dotato di certificato digitale, può inviare
un messaggio via rete corredandolo della propria firma
digitale.
Chi riceve un messaggio firmato digitalmente può verificare
l'integrità dei dati e l'autenticità del firmatario
accedendo alle informazioni presenti sul certificato
digitale a questi associato.
Il certificato ha valenza legale se è stato emesso e
pubblicato da un Certificatore legalmente riconosciuto ed
iscritto all'Albo Certificatori pubblicato dall'AIPA. |
Un ambiente sicuro per le
transazioni in rete: Village trust
Enti Pubblici, Imprese e Organismi che vogliamo garantire la
sicurezza delle transazioni telematiche hanno bisogno di
strumenti di certificazione.
Per i servizi di commercio elettronico l'aspetto della
sicurezza è particolarmente rilevante sia per il Merchant
sia per l'acquirente. Le architetture che garantiscono un
elevato livello di sicurezza dei dati manipolati e delle
comunicazioni tra i sistemi sono basate su piattaforme di
certificazione e l'uso di certificati X.509.
Per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza delle
transazioni Village Trust
(http://www.village.telecomitalia.it) è la piattaforma
offerta da Telecom Italia per la realizzazione di ambienti
di Certificazione a Firma Digitale che rispondano ad
esigenze di riservatezza e integrità sulle transazioni
telematiche.
Qualunque transazione che comporti un trasferimento di dati
via rete (ad esempio via Internet) per essere considerata
sicura e affidabile deve, infatti, garantire:
-
confidenzialità: l'informazione è cifrata e solo
chi è in possesso della chiave può leggerla;
- integrità: il
destinatario può verificare con certezza che il
contenuto della transazione non sia stato
alterato;
-
autenticazione: il destinatario della
transazione è certo dell'entità del mittente;
- non ripudio:
il mittente non può negare di aver eseguito la
transazione elettronica.
Village Trust consente la
realizzazione in tempi brevi di un ambiente dedicato per
l'emissione di certificati digitali e per la progettazione e
personalizzazione di applicazioni sicure integrate con il
servizio di Certificazione Digitale Village Trust.
Esso è progettato per rispettare la normativa italiana
(legge 59/97, DPR 513/97, Decreto 8 Febbraio 1999 G.U.R.I. -
serie generale, n.87 del 15.4.1999) e garantire il costante
adeguamento all'evoluzione della legislazione, degli
standard internazionali e delle nuove tecnologie. |
Una tecnologia emergente per
l'accesso al WEB. L'accesso
al commercio elettronico avviene in Europa principalmente
tramite PC.
Altri mezzi di accesso sono: TV (attraverso set-top-box),
Smart Phone, PDA (Personal Data Assistance), nonché telefoni
cellulari che supportano il protocollo WAP (Wireless
Application Protocol).
Nonostante la molteplicità di device attraverso i quali è
possibile accedere ai servizi di commercio elettronico, una
delle maggiori problematiche che deve essere affrontata è
quella di ridurre le informazioni caratterizzanti le pagine
web che vengono trasferite e visualizzate su device di
accesso con poca memoria e display limitato (come il
cellulare).
Al fine di risolvere tali problemi è stato studiato un nuovo
protocollo chiamato WAP ed una tecnologia chiamata XML,
eXtensible Markup Language, ovvero, un linguaggio che
consente di etichettare le informazioni attraverso
l'aggiunta di attributi associati all'informazione
(attraverso codice identificativo).
Il WAP è uno standard riconosciuto volto a definire un
ambiente applicativo ed un set di protocolli di
comunicazione che consentono l'accesso a Internet (e-mail,
WWW, newsgroup, ICR - Internet Relay Chat) da parte di
terminali wireless, come i cellulari ed i PDA.
Avere definito lo standard WAP consente ad operatori,
manufatturiere, e fornitori di applicazioni e contenuti di
creare nuovi servizi (unified messaging, directory services,
mobile corporate working) che sono indipendenti dalla
tecnologia.
XML è invece un linquaggio di programmazione la cui codifica
è basata sugli stessi principi dello HTML. Ma a differenza
dello HTML lo XML etichetta e formatta in modo più preciso
le informazioni elettroniche. Un numero di HTML potrebbe
essere una misura di peso, una lunghezza, una velocità un
prezzo. In XML, invece, sarebbe specificato cosa quel numero
rappresenta.
Supponiamo che si vogliano comparare i prezzi delle TV
digitali. Attualmente si accede al catalogo di ciascun
Merchant o si effettua una ricerca generica (impostando la
ricerca con le parole chiave "digitale" e "prezzo" si
otterrebbe una mole di risultati). Con le etichette (tag)
XML si otterrebbe invece esattamente e soltanto il risultato
desiderato. Lo XML trasformerebbe, quindi, il Web in un
immenso database consentendo ai motori di ricerca di fornire
risultati molto accurati.
Un'altra applicazione dello XML riguarderebbe l'utilizzo
delle tag per differenziare il testo dalle immagini,
consentendo in tal modo di effettuare il download della sola
parte testuale delle pagine web selezionate. Per le
applicazioni wireless c'è da segnalare che le manufatturiere
della telefonia mobile stanno lavorando su una variante
chiamata WXML (wireless XML).
I siti Web codificati in WXML sarebbero in grado di
riconoscere la memoria, le caratteristiche del modem, le
dimensioni nel display ed altre limitazioni dei telefoni
cellulari o di altri apparati wireless attraverso i quali si
accede al sito ed invierebbero sommari in formato testo
anziché i grafici eventualmente presenti sulle pagine.
Lo XML potrebbe avere un ulteriore ruolo anche nel commercio
elettronico business-business.
Attualmente molte grandi società sono interconnesse alla
propria rete di fornitori attraverso una medesima rete
privata con costose soluzioni EDI. Una soluzione che serve
più clienti deve avere più sistemi EDI. Una soluzione
alternativa a questa architettura viene da XML. General
Motor, AT&T e DataChannel stanno lavorando sulla
personalizzazione delle tag XML cosicché i computer della
Extranet della GM a cui hanno accesso i suoi Business
partner siano in grado di fornire una vista sui dati
aziendali limitatamente alle informazioni che competono
ciascun partner.
Nonostante le sue potenzialità lo XML potrebbe avere una
diffusione limitata: il problema risiede nella
standardizzazione delle etichette (tag).
Nonostante il linguaggio XML sia stato standardizzato dal
3WC (XXX Consortium) nel 1998, c'è da osservare che non sono
state standardizzate le "etichette" da usare nell'ambito
delle diverse aree.
E quindi ciascun sviluppatore assegna la semantica che
preferisce alle etichette.
Recentemente sono nati alcuni organismi di standardizzazione
come OASIS (Organization for the Advancement of Structured
Information Standards; xml.org) per coordinare le differenti
proposte relativamente alle tag. Parallelamente alla nascita
di OASIS, Microsoft ha organizzato un proprio punto di
coordinamento (BizTalk.org).
Se gli organi di standardizzazione non confluissero in un
unico organismo ma si moltiplicassero avremmo più standard.
La sensazione generale è comunque che XML presso IBM, Marie
Wieck, "XML significherà per i dati quello che java ha
significato per le applicazioni".
Se la profezia si avvererà in tempi brevi sarà meglio
cominciare da subito ad acquisire competenze su questa nuova
tecnologia. |
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